GABRIELLA PACI E "IL TAGLIO DELL’OMBRA": LA FORZA TAUMATURGICA ED EPISTEMOLOGICA DELLA PAROLA

Legenda da Imagem
Poetessa italiana, Gabriella Paci. Fotografia: Archivio personale dell'autrice.

Gabriella Paci e "Il taglio dell’ombra": la forza taumaturgica ed epistemologica della parola

Ci sono voci che non solo scrivono, ma scolpiscono il tempo attraverso le parole. La pluripremiata poetessa italiana Gabriella Paci appartiene a questo raro gruppo di autori che sanno disarmare il nostro sguardo di fronte al mondo contemporaneo, guidandoci con sapienza e sensibilità attraverso una produzione letteraria ampiamente celebrata e riconosciuta in Europa. In questo articolo speciale, vi proponiamo i suoi testi più recenti, accompagnati dalle profonde analisi critiche presenti nella prefazione di Rodolfo Vettorello e nella postfazione di Stefano Baldinu. Preparatevi a una leitura che attraversa le ombre dell’anima alla ricerca di un’indelebile sillaba di pace.


Il profilo dell’autrice: la voce e la vita

Gabriella Paci è nata a Cortona (Ar) ma ha compiuto gli studi primari e secondari ad Arezzo, per poi completarli con gli studi universitari a Firenze, dove si è laureata con il massimo dei voti in Storia e filosofia. Dopo la vincita del concorso a cattedre, ha svolto l’insegnamento delle materie letterarie in varie scuole, per poi approdare in un istituto tecnico della città, dove ha sempre vissuto e vive.

Amante dell’arte e della letteratura in ogni sua forma espressiva, è stata particolarmente attratta dalla poesia, verso la quale ha sempre mostrato una particolare predisposizione, dovuta all’ascolto della voce interiore e alla sua attenzione al mondo circostante. Riconoscendo alla parola forza taumaturgica ed epistemologica, ha fatto di questo genere letterario la corsia preferenziale d’espressione dedicandovisi con particolare attenzione e regolarità dal 2014,quando la sua produzione è confluita nel primo libro edito .

La sua partecipazione a vari e prestigiosi premi di carattere nazionale e internazionale le ha permesso di ottenere finora oltre 400 riconoscimenti, anche di podio .

Pubblicazioni

Ha pubblicato finora sei libri di poesie:“Lo sguardo oltre…”edito da Aletti nel 2015,  “Onde mosse" edito da Effigi nel 2017, "Le parole dell’inquietudine", edito da Luoghinteriori nel 2019. “Sfogliando il tempo", ediz. Helicon 2021, "Dissonanze" ediz. Helicon 2023  ed “Il taglio dell’ombra”, ediz. Helicon 2025.

Tuttora continua la sua produzione poetica.

Pubblica poesie e articoli sul giornale online “Alessandria Today news”  "Alessandria on line". E redattrice ne “La voce agli italiani” del Centro culturale “Atlantide" ; ha pubblicato sulla rivista "Luogos” (giglio blu di Firenze) e su "Controverso” (Buonasera Taranto) "Euterpe” e "oceano news”

E’ stata insignita del titolo dì “Alfiere della Poesia" nel 2023 dall’accademia dei Bronzi e di “Poeta dell’anno” dall’associazione “Olympus” di Marina Pratici nel 2023 e il "Grand Award to Excellence" per la carriera letteraria nel 2024

Fa parte di giuria in alcuni premi letterari ed è critica letteraria.

E’ presente in “Poertry factory” e fa parte di Italianpoetry

Fa parte dell’associazione WikiPoesia,  “Writers International” e “Poetas du mondo”




Sguardo sull’opera: Prefazione a "Il taglio dell’ombra" di Rodolfo Vettorello

Il taglio dell'ombra - Capa

Il taglio dell’ombra

Silloge poetica di Gabriella Paci

Dettagli del produto

  • ASIN: B0FTJQH2ZV
  • Editore: Edizioni Helicon
  • Data di pubblicazione: 1 Settembre 2025
  • Lingua: Italiano
  • Lunghezza stampa: 86 pagine
  • ISBN-13: 979-1257200497
  • Peso articolo: 413 g

Dove acquistare

La prima poesia della Raccolta, intitolata : “Scrivo le mie parole” è una dichiarazione di intenti poetici da mettere in atto per dire di sé e delle proprie emozioni con lo strumento della poesia e con modalità personali. Modalità che fanno dire all’autrice: “Scrivo le mie parole per farne un diario.”

Questa affermazione mi induce a un paragone che dona alle parole di Paci il valore di una testimonianza ampiamente condivisa con una Poetessa di alto rango come Serena Siniscalco.

Serena, scomparsa solo lo scorso anno, è stata una grande autrice conosciuta e celebrata dalla critica più autorevole per il suo contributo a una poesia diaristica, di una natura così chiara che lei stessa si è premurata di dare un nome non equivoco a tutta la sua produzione. Tutte le sue raccolte si sono chiamate “Poesiario” e questo per tutti i numeri delle sue pubblicazioni. Questo a significare non trattarsi la sua di una Poesia vera e propria quanto di una forma di diario quasi quotidiano di natura poetica.

E qui si ferma il paragone perchè diversamente da Serena, la poesia di Gabriella Paci si qualifica invece come Poesia a tutto tondo, ricca di connotazioni ambientali ma mai strettamente diaristiche.

Poesia vera con ampia volontà comunicativa e perciò poesia che intende stabilire un dialogo con il lettore e questo in modo onesto e privo di acrobazie linguistiche e di ermetismi solo di maniera. Spesso non poesia banalmente facile ed elementare ma poesia di una notevole ricchezza linguistica, piacevole e mai esibita.

Poesia quella di Gabriella, priva di ermetismi che obblighino ad acrobazie interpretative.

Poesia della chiarezza e dell’onestà e questo senza mai giocare sull’equivoco e sull’oscurità programmatica che spesso serve a molti per nascondere il vuoto dei sentimenti.

Caratteristica questa che appartiene a troppa poesia d’occasione scritta solo per guadagnare consensi in sede concorsuale quando si tratta di ottenere risultati enfatizzando sentimenti non provati e celebrando dolori e partecipazioni false e discutibili verso eventi dolorosi quasi quotidiani, come morti in mare di turbe di infelici, di donne vittime di persecuzioni di tutti i tipi, di altre donne che subiscono maltrattamenti domestici e addirittura, a volte, la morte.

La Poesia di Gabriella Paci ha una grande attenzione per il mondo dell’infanzia e per la sorte delle donne tormentate e uccise. Importanti i testi dedicati a Giulia Cecchettin e a Michelle Causi.

“Macabro gioco della dama/ dove la donna cade e passa il Re”. Parla ancora Gabriella di donne che vivono la vita imprigionate in “burka” come prigioni

."Carpe Diem" parla a tutti della vita con queste parole: “Ci cattura la vita e ci fa prigionieri” e con tutti condivide il bene e il male del vivere di montaliana memoria.

Poesia lontana da compiacimenti estetizzanti per prediligere la comunicazione ad ampio raggio, per una condivisione di sentimenti, di dolori, di malessere vitale.

“La vita passa di sfuggita/è vento tra le mani.” Da “Catturare il vento”. E questo è bellissimo e puro lirismo senza ricorrere a metafore improbabili e fantasiose. Un lirismo sano e sincero di una poesia limpida e onesta. Onesta alla maniera indicata e sostenuta da Umberto Saba e la citazione doverosa non è cosa da poco.

Il linguaggio e il vocabolario di Paci è ampio e articolato, raffinato senza eccessi e senza prosaicità di nessun genere. Recupera a volte parole che appartengono alla poesia migliore. Mi ha fatto venire i brividi anche per non riuscire a rammentare la nobile provenienza, questa parola: “chiarìa”, davanti alla quale mi inchino.

Non sono straordinari ma consueti e vicini alla sensibilità di chiunque i "topoi" della poesia di Gabriella.

E i suoi sono anche i miei e forse quelli di chiunque ami davvero la vita, le emozioni vere, l’anima degli eventi naturali, i colori , le forme, i profumi e i sentori di tutto ciò che ci circonda. Parla dei suoi "topoi" che sono anche i nostri:

il mare, i tramonti, le luci dell’alba, il buio delle notti insonni, il caldo rovente di certe estati. Ci fa capire, anzi ricordare quello che sapevamo da sempre, cioè che tutto è davvero poetabile. Che non occorre spendere le migliori energie per inventare l’improbabile e lo stupefacente ma che basta la sincerità espressiva.

Per concludere , la Poesia di Gabriella Paci si colloca entro la tendenza più attuale della poesia di moderato lirismo ma di ampia capacita comunicativa per essere poesia narrante, poesia che parla di se e di tutto quello che appartiene al mondo delle sue emozioni, con le parole scelte e delicate della su cultura profonda e meditata ma senza pretese estetizzanti vuote e insensate.




Tra le pagine di "Il taglio dell’ombra": liriche scelte

Di seguito si propone una selezione di testi significativi tratti dalla silloge, componimenti che racchiudono l'essenza della ricerca lirica dell'autrice. Attraverso immagini intense legate alla natura, alla memoria e all'atto stesso dello scrivere, queste poesie offrono al lettore un percorso suggestivo tra le luci e le ombre dell'esperienza umana.

Prima del buio

Nel vento che sferza anche la sera

ammutolisce il suo rossore e si fa

nera anzitempo nell’inquieto

sfilacciarsi di nubi a presagio

di pioggia, fors’anche tempesta.

Resistono nei tronchi provati

dall’usura delle stagioni impavidi

olivi secolari che si ergono

nel cielo viola di lampi e frecce

di luce a tagliare grovigli di vecce

nell’avvicendarsi delle forme

scolpite come totem di resilienza.

In questo paesaggio che declina

in una notte orfana di stelle

si scaldano al fuoco dei ricordi

parole per cantare,ancora, la vita

que brilla prima del buio.

***

Scrivo le mie parole

Scrivo le mie parole perché non

si perdano nel vento della dimenticanza

e perché qualcuno le respiri

e ne faccia ossigeno per i giorni

senza aria nel chiuso della mente.

Scrivo le mie parole per specchiarmi

nel riflesso iridescente che tracima

dalla pagina dove si annidano in

imperfetto dedalo di stelle e tempesta

emozioni pescate nella rete della

anima che preme per farne voce

a dire che siano conchiglie sulla battigia

a ricordo di ciò che sta dentro il mare.

Scrivo le mie parole per farne un diario

dove i giorni non volino via come

foglie nel calpestìo di frettolosi passi

ma per poter leggere ancora pensiero

che sia segno di ore vissute nei giorni

alla ricerca di approdi sperati e di lotte

nella conquista di un tempo in fuga.

***

Sillaba di pace

E’nell’ora della canicola quando i raggi

sono lingue di fuoco e tutto diventa

silenzio nell’afa che acquieta ogni voce

che più alto si ode il mantra delle cicale.

Nascoste nel fogliame, sono la voce

antica dei passi nella pineta in riva

al mare dove i pinoli erano tesoro

e le conchiglie perle per monili

da esibire nell’innocenza dei giorni.

Mas ecco che amara bacca di ginepro

apre a rimorsi non sedati dal tempo

e s’accanisce lo stordire della canicola

che si fa fuoco che arde e morde

nel ricordo d’assenzio di parole

e di gesti che restano ustioni senza

il balsamo dell’oblìo a spegnere.

In questo fluttuare dei confini

tra il frinire senza sosta delle cicale

come ritmo dell’ulcere del rimpianto

trascorre l’ora che s’ammansisce

nel trascolorare del giorno e dell’afa

quando il canto dei grilli apre scenari

di respiro nuovo nell’alito della sera

che è velo di quiete sugli spini dei pensieri

che si volgono alle lucciole chiedendo

una stilla di luce che sia sillaba di pace.




Postfazione a "Il taglio dell’ombra", a cura di Stefano Baldinu

Ha un titolo tanto enigmatico quanto affascinante la nuova creatura poetica dell’autrice toscana Gabriella Paci: “Il taglio dell’ombra”. Eppure non è possibile tenere a freno la curiosità di scartarne l’involucro e scoprirne il contenuto, gustarne la polpa. Ciò mi fa immaginare la medesima sensazione di desiderio e di stupore che accolse nel 1932 l’uscita di “Oboe sommerso” di Salvatore Quasimodo, ovvero una delle più importanti raccolte poetiche del Novecento nonché autentica pietra miliare dell’Ermetismo. E non posso non negare di essere rimasto, sin dalla prima lettura, conquistato e piacevolmente impressionato dalla accresciuta maturità della versificazione coinvolgente e sicura della poeta aretina.

Gabriella, indubbiamente, con questa silloge si è data un compito arduo se non improbo: tagliare l’ombra, lacerare qualcosa che in fin dei conti è tangibile, ci “accompagna” ogni qual volta la luce solare “colpendo” il nostro corpo prolunga i nostri lineamenti sopra ad ogni superficie. L’autrice, però, dimostra di possedere i requisiti e il giusto coraggio per assolvere la “missione” che si è prefissata. Infatti non si accontenta di osservare ciò che accade attorno a lei, ma indaga instancabilmente e come l’Ulisse dantesco “mette ali al folle volo” delle proprie parole, della propria sete di conoscenza cercando di oltrepassare quella sottile linea di demarcazione fra il finito e l’infinito, il qui e l’oltre fino a dove sia possibile distinguere le luci, anche se flebili, di un approdo possibile e sicuro.

L’insieme dei testi che compongono la raccolta si presentano organici nella loro esposizione e tendono ad abbracciare le più svariate tematiche: l’attualità stringente della piaga dei femminicidi, in particolare quelli che hanno sconvolto l’opinione pubblica come ad esempio quelli di Giulia Cecchettin e Michelle Causo, il martirio delle popolazioni ucraine e palestinesi oggetto dei due sanguinosi conflitti che stanno devastando un angolo di Europa, da una parte, e di Medio Oriente, dall’altra, l’amore declinato in tutte le sue forme e in particolar modo per gli affetti a lei più cari, nonna Rosina, la madre, il nipotino, per luoghi intimi e privilegiati, Cortona, Taranto, fino alla propria fede religiosa. Tutto questo serve a Gabriella per dimostrare che chi scrive versi non è una entità astratta e avulsa dal contesto sociale nel quale vivi, ma anzi ne è pienamente partecipe. La poeta non ha timore di mettere a nudo non solo la propria anima, mostrandone le fragilità, le empatie, le ferite, ma anche di questa nostra società sempre più liquida, sfuggevole e consumistica tale da lasciare indietro chi non si vuole, o più spesso non può, conformarvisi perché per poter “cantare” la vita in tutte le proprie sfaccettature spesso occorre passare dalla porta stretta del dolore letteralmente “caricandosi nel sangue”, come cantava Ivano Fossati, le esistenze altrui.

Le poesie “Scrivo le mie parole”, “Abbracci d’infinito” e “Radici di libertà” potremmo definirle non a torto veri e propri manifesti se non dichiarazioni d’intento dove l’autrice dimostra quanto la parola, se usata correttamente, possa divenire un’arma efficacissima per aprirsi un varco, termine caro al Montale degli “Ossi di seppia”, nelle maglie strette delle ombre. E le ombre sono per lo più interiori arrivando ad occludere il nostro stesso sguardo impedendoci di scrutarci dentro. È come se il cielo che è in noi biblicamente si chiudesse e noi vivessimo una personale “cattività babilonese” dove la nostra anima pare, simbolicamente, una cetra appesa alla fronda di un salice. Si sente, pertanto il bisogno di un paraclito, un consolatore che, diversamente dall’episodio evangelico del battesimo di Cristo nel Giordano, anziché discendere compia il percorso inverso ascendendo fino a ristabilire un contatto con la volta celeste e, quindi, con noi stessi senza attendere che altri facciano la prima mossa.

Gabriella ci mette in guardia avvisandoci di non possedere alcuna formula alchemica o pozione magica né la certezza di una risposta, ma allo stesso tempo si sforza di cercarla assiduamente perseverando senza arrendersi al primo tentativo perché dove si annida maggiormente il buio vi è più gusto nel trovarvi la luce. Ecco che in suo, e indirettamente in nostro. soccorso, giungono sia le poesie dedicate ai suoi affetti più cari siano essi non più fisicamente esistenti che con coloro i quali la sola presenza risulta lenitiva nei momenti dolorosi: da una parte le amate figure della madre e della nonna Rosina con le quali si instaura un delicato dialogo e una foscoliana “corrispondenza di amorosi sensi” e dall’altra il nipotino. Quindi “Omnia vincit amor” come affermava nella Ecloga X il grande poeta latino Virgilio? Non possiamo asserire con assoluta certezza di si, ma Gabriella con queste poesie vi si avvicina significativamente. Una menzione speciale merita la splendida e suggestiva poesia “Sento il bisogno di Te, o Dio” vera e propria preghiera in versi dove la poeta con una efficace pregnanza che ricorda per intensità gli “Inni sacri” e la chiusa del coro dell’atto IV dell’ "Adelchi" di Alessandro Manzoni, ci aiuta a cercare ciò che per i cristiani è la vera luce, la sola che possa guidarci con sicurezza e nella quale sia possibile sperare in un “più sereno dì”, ovvero Dio.

“I libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante”, così si esprimeva il grande poeta, scrittore e aforista portoghese "Fernando Pessoa". Gabriella Paci con la sua silloge “Il taglio dell’ombra” riesce a dare pieno compimento alla suddetta affermazione grazie ad una disanima intima e universale di questi nostri tempi così fortemente complessi. Anzi, possiamo paragonare questo libro allo strumento utilizzato dal grande artista contemporaneo Lucio Fontana quando, incidendo le tele, creava i suoi “Concetti spaziali”. E in fondo è proprio questo che la poeta ci invita a fare: porsi dinanzi al quadro delle proprie ombre e con fiducia provare a tagliarle, recidendo quel cordone ombelicale che ci tiene legati ad esse intraprendendo una nuova vita. Così torneremo a rivolgere il viso verso il sole cosicché le ombre possano cadere, finalmente, alle nostre spalle parafrasando un antico proverbio del popolo Maori.




Un invito alla lettura e alla risonanza interiore

Un invito alla lettura e alla risonanza interiore - Gabriella Paci

"Il taglio dell'ombra" non è soltanto una raccolta di versi, ma un invito coraggioso a guardarsi dentro, a non temere le proprie fragilità e a cercare ostinatamente la luce anche nei momenti più complessi del nostro tempo. L'opera di Gabriella Paci ci ricorda che la grande poesia non si limita a descrivere la realtà, ma la trasforma in uno spazio di dialogo e di guarigione profonda. Lasciarsi catturare dalle sue parole significa, in fin dei conti, accettare la sfida di riscoprire la bellezza e la verità che brillano, tenaci, prima di ogni oscurità.






REVISTA BIOGRAFIA

Nenhum comentário